com'è strano abortire a bolzano

quest'oggi il foglio dedica una paginata ai ginecologi obiettori di coscienza che pare siano numerosi in provincia di bolzano.

posso gettare un sasso in picionaia? questa storia dei ginecologi antiabortisti che fanno obiezione di coscienza è una delle tante indecenze italiane.

sei un ginecologo, sei pagato dai cittadini per svolgere il tuo lavoro di ginecologo che, in linea con le leggi di questo stato, prevede anche la pratica dell'aborto: se ti ripugna l'idea che una persona possa abortire ti licenzi e finisce li. ti cerchi un altro lavoro, vai a fare il medico condotto a sassu scrittu, ti apri un bell'ambulatorietto in vaticano (ammesso che li non si pratichino aborti, cosa di cui il buon senso induce a dubitare) e così la tua coscienza potrà rimanere intatta, invulnerabile agli insulti di questa moralità amorale di noi laici del piffero.

in italia l'aborto è (ancora) una pratica legale e quindi una cittadina ha tutto il diritto di richiede questa prestazione presso il suo ospedale; di converso l'ospedale deve garantire ai cittadini l'accesso a tutte le pratiche legalmente autorizzate. se un pubblico dipendente si rifiuta di svolgere il lavoro per cui viene retribuito va semplicemente licenziato o, più opportunamente, coloro i quali hanno convinzioni morali che collidono con le loro potenziali mansioni vanno adibiti a mansioni che non possano turbare la loro così solida moralità.

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la laicità dell'esame di stato

in un paese così come potevamo pensare di vincere il referendum

una studentessa esibisce fiera il suo santino prima di affrontare gli esami di maturità (corriere)

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il miglior editoriale sul referendum

vincino su il foglio

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non ha vinto l’astensionismo, abbiamo proprio perso noi

 

il presupposto da cui parte questo ragionamento non è molto intuitivo

 

faccio quattro calcoli per renderlo più chiaro:

al referendum è andato a votare il 24.9 % degli elettori, per approssimazione diciamo il 25. di questi, circa il 90 % si è espresso a favore del si e quindi possiamo dedurre che il 22.5 % (il 90 % del 25 %) degli elettori totali era favorevole al si. assumiamo che tutti quelli favorevoli al si siano andati a votare. a questo punto, se gli elettori del si sono il 22.5% del totale degli elettori, se avessimo raggiunto il quorum avrebbe vinto il no, questo perché se riportiamo il numero di votanti che corrispondono al 22.5 % del totale su un numero di votanti pari al 50% +1 avremmo una percentuale di si pari al 45 % contro una percentuale per il no del 55%.

 

cosa possiamo dedurre da questa valutazione?

la prima cosa che mi viene da pensare è che l’utopia di un paese oramai avviato verso una serena e graduale laicizzazione sia decaduta. che la chiesa fosse una invincibile macchina culturale e comunicativa lo si sapeva già; la vera novità è che questi argomenti hanno convinto non soltanto le solite pie vecchiette col fazzoletto in testa ma anche settori della società fino ad ora insospettabili. questo ovviamente vale solo per quanto riguarda coloro i quali si sono fatti convincere senza contropartite di sorta; sull’autenticità della militanza di scienziati dalla carriera accademica tutt’altro che cristallina forse ci sarebbe altro da dire ma oramai poco importa.

 

senza scomodare il vico e la sua teoria sui corsi e ricorsi storici è necessario prendere atto che usciamo da un ventennio di grandi conquiste sul piano della laicità dello stato e di arretramento delle posizioni clericali in molti ambiti della vita civile. a questo processo aveva tentato di opporsi in tutti i modi woytila che aveva avviato un nuovo corso nella “strategia di marketing” vaticana, trasformando una secolare organizzazione in una sorta di carrozzone fanatico e superstizioso, che rifiuta la modernizzazione avviata con il concilio vaticano II, legato al culto medievale dei santi proclamati in quantità spaventose dallo stesso woytila. mai come con woytila la chiesa era apparsa così legata ai “movimenti”, vere e proprie sette interne alla chiesa come i movimenti neo-catecumenali, i focolarini, rinnovamento dello spirito santo, etc. etc., severi fustigatori della chiesa di roma, accusata da questi di essere troppo “morbida” su temi fondanti come, appunto, i temi della vita e della bioetica.

in soccorso a questa chiesa “decadente” è venuto paradossalmente quello che viene assunto come il peggior nemico della chiesa e che mai come in questi anni si è mostrato quale suo miglior alleato ovvero l‘islam, specie nella sue frange più radicali. dopo l’11 settembre, con un terreno già reso fertile dalla pressante immigrazione di islamici nel mondo cattolico, lo scontro dichiarato fra islam e occidente diviene una sponda ideale per chi vuole affermare, mentendo, che in realtà non è l’occidente ad essere sotto attacco, l’occidente con il suo corollario di valori e di conquiste “laiche”, bensì è alla chiesa cattolica che è stato lanciato questo guanto di sfida. in vaticano non deve essere parso vero trovarsi donato su un piatto d’argento un così potente pretesto propagandistico per riprendere in mano le briglie della società  e riconquistare terreno con l’incombente minaccia della guerra santa; l’islam ci aveva dichiarato guerra in quanto cattolici (non in quanto occidentali, men che mai in quanto “laici”) e quindi l’unica via di salvezza per questo mondo occidentale avviato sulla china di un inarrestabile declino era ritrovarsi nei valori della chiesa cattolica apostolica romana, sotto la sua opprimente ala protettrice.

 

l’11 settembre, quindi, segna una svolta netta con il passato, svolta che trova la sua consacrazione nei giorni della morte di woytila, un avvenimento che ha davvero segnato la storia della chiesa non tanto per la perdita di un papa che sarà ricordato solo per aver consacrato più santi di tutti i suoi predecessori messi assieme,  quanto per essere stato protagonista, da morto, del più grande evento mediatico della storia della chiesa, una nauseante abbuffata televisiva di porporati, camerlenghi e congregazioni che è stata trattata nel migliore dei casi con il taglio folcloristico del matrimonio di lady diana, e nel peggiore con il fervore ipocrita dei baciapile dell’ultima ora.

 

dobbiamo prepararci, quindi, ad un riflusso, ad un periodo di riconquista di terreno da parte della chiesa e del suo esercito di stolidi lacchè ed è proprio da questo ragionamento che l’area laica del paese, o quel che ne rimane, deve partire. sappiamo che un elettore su quattro, all’incirca, non ne vuol sapere di questa commistione tra stato e chiesa che ha contraddistinto questa battaglia referendaria; questo pezzo d’italia rappresenta un patrimonio elettorale che sarà necessario intercettare e condensare attorno ad un programma in cui laicità, liberta individuali ed economiche, libertà di ricerca scientifica non siano solo slogan buoni per tutte le stagioni ma principi concreti su cui orientare una campagna elettorale e, se del caso, una serie di battaglie politiche.

 

purtroppo all’orizzonte non si intravede un soggetto politico che abbia i requisiti per far da portabandiera di questa battaglia ma questa è un’altra storia e ne parlerò, forse, in un prossimo articolo. 

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cazzata delle 16:11 | commenti (2)



la chiesa e l'astensione

ma perchè non si astengono da questo...?

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cazzata delle 16:32 | commenti (4)


tetrapiloctomia

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